Nell’anno della signora

Sono passati quasi cinquant’anni da quando Eleanor Roosevelt fece elaborare il rapporto sulla condizione delle donne americane: era il 1963, le ragazze alla Casa Bianca al massimo facevano le dattilografe o decoravano i dolci, ci si sposava a vent’anni e se proprio si aveva il capriccio di viaggiare si poteva aspirare a un lavoro da hostess. Eleanor Roosevelt diceva ai giornalisti: “Gli uomini devono ricordarsi che le donne esistono”, e anche le donne, spesso, dovevano cercare di ricordarselo.
21 AGO 20
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Sono passati quasi cinquant’anni da quando Eleanor Roosevelt fece elaborare il rapporto sulla condizione delle donne americane: era il 1963, le ragazze alla Casa Bianca al massimo facevano le dattilografe o decoravano i dolci, ci si sposava a vent’anni e se proprio si aveva il capriccio di viaggiare si poteva aspirare a un lavoro da hostess. Eleanor Roosevelt diceva ai giornalisti: “Gli uomini devono ricordarsi che le donne esistono”, e anche le donne, spesso, dovevano cercare di ricordarselo. Cinquant’anni sono molti, forse, ma in cinquant’anni le donne hanno fatto molto più che esistere. Secondo il nuovo rapporto sulla condizione femminile, preparato dall’amministrazione Obama, tutto è cambiato (lo sapevamo già, ma dà una certa soddisfazione sentirlo ripetere): le donne sono il pilastro dell’economia, le donne iper lavorano, le donne prendono più lauree degli uomini, le donne sono entrate in qualunque tipo di carriera, si sposano di meno, fanno meno figli, sono più nevrotiche ma incommensurabilmente più potenti di allora. Non è il migliore dei mondi possibili, se ad esempio le francesi sono le maggiori consumatrici di psicofarmarci di Europa, nonostante tutti quei magnifici asili, ma è un nuovo mondo, faticosissimo e pieno di possibilità (quindi, di scelte non semplici), diverso da quello in cui il capo della Nasa, come ricorda Gail Collins sul New York Times, diceva: “Parlare di una donna americana nello spazio mi provoca mal di stomaco”.

Le ragazze che lavorano a tempo pieno, e che tornano a casa e ricominciano a lavorare, e vanno dal parrucchiere a mezzanotte, non sono ancora pagate abbastanza: ottanta centesimi per ogni dollaro guadagnato da un uomo, ma nel 1979 erano sessantadue centesimi contro un dollaro, quindi bisogna essere contente e accelerare (non ci faranno aspettare trent’anni per arrivare a un dollaro ciascuno). Pare, ma servirebbe commissionare un rapporto per averne la certezza scientifica, che gli uomini invece siano parecchio irritati. Per la difficoltà di accettare che la propria moglie o fidanzata o ragazza di una notte faccia un lavoro più importante, e a volte guadagni di più (anche quando il di più serva a pagare il mutuo di entrambi, che secondo Gail Collins è il vero cambiamento della condizione femminile: essere la colonna economica della famiglia). A parole sono tutti orgogliosi, ma poi schiacciano il dentifricio con rabbia. E, come ha scritto Kay Hymovitz in “Manning Up, How the Rise of Women has Turned Man Into Boys”, anticipato dal Wall Street Journal, i giovani uomini si vanno sempre più trasformando (si chiama involuzione) in adolescenti rancorosi. Perché le ragazze sono molto brave (e feroci) nel pretendere la parità nella carriera e nelle riunioni di lavoro, ma quando si tratta di amore, o anche solo di un appuntamento, vogliono la commedie sentimentali in bianco e nero. Lui che chiama per invitarla a cena, anzi manda un biglietto, lui che porta un mazzo di rose, lui che apre la portiera e paga il conto. Molti uomini ci vedono una contraddizione insopportabile, e non la cosa più divertente della differenza. Così, potendo scegliere, scelgono la playstation.